L’ACCESSO AL FONDO DI SOLIDARIETA’ DEL CREDITO EQUIVALE A RINUNCIA ALL’IMPUGNAZIONE DEL LICENZIAMENTO

 

Mediante la recentissima sentenza del 17 gennaio 2013 n. 1138 la Suprema Corte ha fornito una chiara indicazione in merito alla portata e alle implicazioni, per i lavoratori licenziati, della decisione di aderire – ricorrendone i presupposti – al Fondo di Solidarietà per il sostegno del reddito, dell'occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale dipendente dalle imprese di credito.

 

Il caso riguardava un dipendente di un istituto di credito che, licenziato al termine di una procedura di riduzione del personale, aveva dapprima impugnato il provvedimento espulsivo in via stragiudiziale, quindi (prima di dare avvio al relativo giudizio) aveva aderito al Fondo di Solidarietà di settore, beneficiando del relativo trattamento.

 

Sia in primo che in secondo grado il licenziamento era stato ritenuto illegittimo, stante la ritenuta violazione dell’iter procedurale e dei criteri di scelta dei lavoratori in esubero disciplinati dagli artt. 4 e 5 della legge n. 223/91.

 

La Banca aveva quindi proposto ricorso per cassazione sostenendo che l’accesso alle prestazioni del Fondo di Solidarietà del settore del credito doveva considerarsi di per sé sintomatico dell’acquiescenza rispetto all’intervenuta cessazione del rapporto, come tale incompatibile con la volontà di coltivare l’impugnazione del licenziamento subito.

 

La Suprema Corte, nel confermare la correttezza di tale assunto, ha sottolineato che il D.M. n. 158/2000 (istitutivo del Fondo di solidarietà in parola) subordina l’erogazione degli assegni straordinari per il sostegno del reddito alla rinunzia, da parte del lavoratore, tanto al preavviso quanto alla relativa indennità sostitutiva; pertanto, poiché la ratio del succitato decreto ministeriale è quella di contenere al massimo l'eventuale contenzioso derivante dai processi di ristrutturazione aziendale, la rinuncia in questione dev’essere intesa come accettazione della cessazione anticipata del rapporto di lavoro, di per sé incompatibile con l’intenzione di porne in discussione la legittimità mediante l’impugnazione del licenziamento.

 

Ebbene, nel caso in esame, il dipendente, dopo aver manifestato – in sede di impugnazione stragiudiziale – l’intenzione di aderire al Fondo solo perché costrettovi “dal bisogno di conseguire il sostentamento proprio e della propria famiglia”, aveva poi formalizzato al propria adesione astenendosi dal manifestare alcuna riserva, con ciò contraddicendo la posizione precedentemente assunta e dimostrando – viceversa – di accettare una volta per tutte l’avvenuta interruzione del rapporto.

 

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