INTERPELLO N. 29 DEL 26/06/2014 DEL MINISTERO DEL LAVORO:

ACCESSO AI PERMESSI EX ART. 33 COMMA 3 LEGGE N. 104/92 DA PARTE DEL PARENTE O AFFINE DI TERZO GRADO DELLA PERSONA DA ASSISTERE

 

Mediante interpello n. 19/2014 del 26 giugno u.s. il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto al quesito formulato dall’ANQUAP (Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche) e dalla CIDA (Manager e Alte Professionalità per l’Italia) in merito alla corretta interpretazione dell’art. 33 comma 3° della legge n. 104/92, nella sua più recente formulazione.

 

Il quesito concerneva, in particolare, il primo periodo della norma nella versione in vigore dal 24 novembre 2010, ai sensi della quale il lavoratore parente o affine di terzo grado della persona affetta da grave disabilità può beneficiare dei tre giorni di permesso concessi al coniuge e ai parenti o affini entro il secondo grado solo nell’ipotesi in cui i genitori o il coniuge del disabile abbiano compiuto i sessantacinque anni ovvero siano a loro volta affetti da patologie invalidanti, siano deceduti oppure mancanti.

 

Gli enti istanti si sono domandati, in particolare, se l’estensione di tale beneficio al parente o affine di terzo grado del disabile presupponga che nella famiglia di quest’ultimo non vi siano parenti o affini di primo e secondo grado in condizioni di assisterlo, dubbio di notevole rilevanza pratica atteso che, in caso affermativo, il lavoratore dovrebbe necessariamente provare (con tutte le difficoltà del caso) la ricorrenza di tale presupposto.

 

La risposta del Ministero ha tuttavia escluso tale indubbia complicazione, sottolineando come l’unica condizione frapposta dal Legislatore attenga al fatto che il coniuge o i genitori della persona da assistere si trovino nelle condizioni indicate dalla norma (abbiano compiuto 65 anni, siano affetti da patologie invalidanti oppure siano deceduti o mancanti).

 

Di più: nell’interpello si precisa che, affinché il parente o affine di terzo grado possa fruire dei giorni di permesso previsti dall’art. 33 comma 3°, è sufficiente che le condizioni in parola riguardino anche solo una delle persone indicate dalla norma stessa; quest’ultima, infatti, richiede che a trovarvisi siano i genitori o il coniuge della persona con handicap, non tutti i soggetti in questione contemporaneamente.

 

Del resto, come condivisibilmente evidenziato dal Ministero, una diversa lettura della disposizione, subordinante l’accesso al beneficio da parte del partente/affine di terzo grado alla contemporanea impossibilità di assistere il disabile per tutti i soggetti prioritariamente interessati (coniuge, parente o affine sino al secondo grado), avrebbe ristretto in modo eccessivo la platea dei destinatari del beneficio.

 

In conclusione – si legge nell’interpello – per fruire dei permessi di cui all’art. 33 coma 3° della legge n. 104/92 il parente o affine di terzo grado della persona da assistere deve dimostrare esclusivamente che il coniuge e/o i genitori della stessa abbiano compiuto 65 anni, siano affetti da patologie invalidanti o ancora siano deceduti o mancanti, restando viceversa indifferente la circostanza che nell’ambito familiare del disabile in condizione di gravità vi siano parenti o affini di primo o secondo grado in grado di assisterlo.

 

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