OPPOSIZIONI A DECRETO INGIUNTIVO:

DALL’ART. 645 COMMA 2° C.P.C. SCOMPARE IL DIMEZZAMENTO

DEI TERMINI DI COMPARIZIONE

Il 6 dicembre u.s. la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la proposta di legge S. 2380-2386, già precedentemente avallata dal Senato, che così recita: Art. 1 (Modifica all’articolo 645 del codice di procedura civile). Al secondo comma dell’art. 645 del codice di procedura civile, le parole “ma i termini di comparizione sono ridotti a metà” sono soppresse”.

Art. 2 (Disposizione transitoria). Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, l’articolo 165, primo comma, del codice di procedura civile si interpreta nel senso che la riduzione del termine di costituzione dell’attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l’opponente abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all’articolo 163-bis, primo comma, del medesimo codice.

 

Alla luce di tale novella, a far data dall’entrata in vigore della stessa (la legge non risulta ancora pubblicata in G.U.) l’art. 645 c.p.c. avrà il seguente tenore: 1. L'opposizione si propone davanti all'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto, con atto di citazione notificato al ricorrente nei luoghi di cui all'articolo 638. Contemporaneamente l'ufficiale giudiziario deve notificare avviso dell'opposizione al cancelliere affinché ne prenda nota sull'originale del decreto. 2. In seguito all'opposizione il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà.

 

Le ragioni sottese all’intervento del Legislatore.

Come è noto, nella formulazione originaria l’art. 645 c.p.c. prevedeva che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo i termini di comparizione fossero ridotti della metà.

Tuttavia, mentre l'art. 165 c.p.c. disciplina i termini per la costituzione dell’attore nell’ipotesi in cui questi ne abbia chiesto ed ottenuto dal Presidente del Tribunale l’abbreviazione (ex art. 163 bis comma 2° c.p.c.), prevedendo che l’attore debba in tal caso costituirsi in cancelleria entro cinque (anziché dieci) giorni dalla notificazione dell’atto introduttivo, nulla era stato stabilito per l’ipotesi di riduzione dei termini di comparizione prevista dall’art. 645 comma 2° c.p.c. in caso di opposizione a decreto ingiuntivo.

 

La giurisprudenza di legittimità si era quindi uniformemente orientata nel ritenere che il termine di costituzione dovesse considerarsi abbreviato nella sola ipotesi in cui l'opponente avesse concesso all’opposto un termine di costituzione inferiore a quello ordinario. Per l’effetto, ove l’opponente non si fosse avvalso di tale facoltà, la sua costituzione in giudizio sarebbe potuta legittimamente avvenire entro il decimo giorno dalla notifica dell’atto introduttivo. Sennonché, tale granitico insegnamento fu abbandonato dalle Sezioni Unite mediante la nota sentenza n. 19246 del 9 settembre 2010.

Invero, chiamata a valutare le censure sollevate dal ricorrente a seguito della dichiarata improcedibilità di un’opposizione a decreto ingiuntivo per tardiva costituzione in giudizio dell’opponente, le Sezioni Unite non si limitarono a ribadire il costante insegnamento precedentemente consolidatosi, né a richiamare le più recenti pronunce che avevano concluso per l’irrilevanza delle ragioni (volontà o mero errore di calcolo) alla base della concessione, all’opposto, di un termine di comparizione inferiore a quello ordinario, ma giunsero ad affermare il principio – dalle conseguenze dirompenti – secondo cui “non solo i termini di costituzione dell'opponente e dell'opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all'opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma … tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l'opposizione sia stata proposta, in quanto l'art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà. Nel caso, tuttavia, in cui l'opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale, resta salva la facoltà dell'opposto, costituitosi nel termine dimidiato, di chiedere l'anticipazione dell'udienza di comparizione ai sensi dell'art. 163 bis, comma 3”.

Quello che sarebbe dovuto restare un obiter dictum diede quindi luogo ad una cascata di declaratorie di improcedibilità da parte delle Corti di merito in tutti quei casi in cui l’opponente a decreto ingiuntivo si era costituito in giudizio tra il quinto e il decimo giorno successivo alla notifica dell’atto introduttivo.

 

I termini e le conseguenze della recente novella legislativa.

La riforma dell’art. 645 comma 2° c.p.c. pone rimedio ai drastici effetti del rigoroso orientamento giurisprudenziale inaugurato dalle Sezioni Unite, rimuovendo una volta per tutte dalla disposizione codicistica in parola ogni riferimento alla dimidiazione dei termini di comparizione, i quali, pertanto, saranno assoggettati – dall’entrata in vigore della riforma – alle regole generali di cui all’art. 163 e segg. c.p.c.

Spinto, inoltre, dall’esigenza di escludere immediatamente, anche nei giudizi pendenti, l’automatismo affermato dalla Corte di Cassazione, il Legislatore ha esplicitamente ribadito l’applicabilità anche ai giudizi di opposizione dell’art. 165 comma 1° c.p.c., subordinando – tramite interpretazione autentica – la riduzione del termine di costituzione dell’opponente al solo caso in cui quest’ultimo “abbia assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello di all’articolo 163 bis, primo comma” del codice di procedura civile (con ciò, ripristinando gli effetti del più equilibrato indirizzo giurisprudenziale consolidatosi prima della ricordata pronuncia a Sezioni Unite).

 

Torna all'archivio delle news.

Formula un quesito o chiedi di essere contattato:

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti