MINISTERO DEL LAVORO: RISPOSTA A INTERPELLO N. 48/2011

RAPPORTI TRA CIG IN DEROGA, CIGS E PROCEDURE DI GESTIONE

DEGLI ESUBERI EX ARTT. 4 E 24 L. 223/91

 

Mediante nota del 28 dicembre 2011 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha dato risposta all’istanza di interpello formulata dalla Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria sui rapporti tra la cassa integrazione in deroga, la CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria) e le procedure di mobilità disciplinate dagli artt. 4 e 24 della legge n. 223/91.

 

Il primo quesito riguardava la possibilità (o meno) di ricorrere all’integrazione salariale in deroga quale “ponte” nell’arco di tempo compreso tra due distinti periodi di concessione della CIGS.

A tale interrogativo la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero ha dato risposta affermativa, osservando come l’avvenuta fruizione di un periodo di integrazione salariale straordinaria non sia d’ostacolo all’accesso, al termine dello stesso e senza soluzione di continuità, alla cassa integrazione in deroga, né impedisca di concedere un ulteriore periodo di CIGS al termine di quest’ultima.

 

Nondimeno, il Ministero ha sottolineato come ciascuna istanza di CIGS presupponga la ricorrenza dei requisiti all’uopo stabiliti dalla normativa di riferimento, ossia in primis l’aver occupato, nel semestre precedente, mediamente più di 15 dipendenti (compresi i dirigenti, gli apprendisti, i lavoratori a domicilio e il personale con contratto di inserimento, ancorché esclusi dal beneficio in questione: art. 1 legge n. 223/91); in secondo luogo, si è precisato che tra la precedente e la successiva fruizione del suddetto beneficio, per la medesima causale, deve necessariamente intercorrere un intervallo di tempo pari a 2/3 del periodo relativo alla prima concessione (art. 1  comma 5 della legge n. 223/91), fermo restando che “il programma per la crisi aziendale non può essere superiore a dodici mesi”.

 

Il secondo quesito formulato dalla Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria concerneva la possibilità, per le imprese sottoposte a procedure concorsuali e beneficiarie del trattamento della CIGS, di fruire, al termine di tale trattamento, della cassa integrazione in deroga onde fronteggiare il protrarsi del dissesto economico-finanziario.

Tale interrogativo riguardava, in particolare, il caso in cui il trattamento di integrazione straordinaria fosse stato concesso tramite decreto ministeriale ad un’impresa sottoposta a fallimento, concordato preventivo con cessione dei beni, liquidazione coatta amministrativa o amministrazione straordinaria “qualora la continuazione dell’attività non sia stata disposta o sia cessata”, così come previsto dall’art. 3 della legge n. 223/91.

Anche tale questione è stata risolta affermativamente, in assenza di preclusioni nel testo della legge di Stabilità 2011 (legge n. 220/2010) ed, anzi, alla luce del punto n. 14, lett. d), dell’Intesa Stato-Regioni 2011/2012 sugli ammortizzatori sociali in deroga e sulle politiche attive, in virtù del quale deve ritenersi ammissibile il ricorso alla Cig in deroga per le imprese cessate o sottoposte a procedura concorsuale, fermo restando, in tal caso, che “la richiesta dovrà essere accompagnata, ove possibile, da piani di gestione delle eccedenze che pong(a)no particolare attenzione ai processi

di riallocazione, anche verso le altre imprese del territorio e con eventuali processi di riqualificazione delle competenze”.

In particolare, la Direzione Generale ha ritenuto che tale possibilità vada riconosciuta anche in assenza dei presupposti di cui all’art. 3 comma 2 della legge n. 223/91, essendo all’uopo necessario il rispetto dei soli requisiti stabiliti dalle norme in materia di ammortizzatori sociali in deroga.

 

Il terzo ed ultimo quesito riguardava l’ammissibilità (o meno) di attivare una procedura di mobilità durante un periodo di fruizione della Cig in deroga.

Sul punto, il Ministero ha correttamente richiamato – quale norma di riferimento – l’art. 4 della legge n. 223/91, ai sensi del quale l’impresa che risulti beneficiaria della CIGS può avviare una procedura di mobilità solo se, nel corso del programma per la crisi aziendale, ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative.

A fronte di una tale statuizione sarebbe stato legittimo aspettarsi una risposta fortemente restrittiva (se non addirittura negativa) da parte ministeriale, in analogia a quanto previsto in generale per la CIGS.

Al contrario, la Direzione Generale si è espressa in senso all’apparenza permissivo, ritenendo che “in linea generale, non sia preclusa ad un’impresa in CIG in deroga la possibilità di avviare azioni di gestione non traumatica degli esuberi strutturali, tenendo comunque in considerazione” quanto disposto dagli artt. 4 e 24 della legge n. 223/91 (vale a dire il complesso iter procedimentale regolato dalle suddette disposizioni).

 

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