DIRIGENTI E LIQUIDAZIONE DELLE FERIE NON GODUTE

Il datore non può negare al dirigente l'indennità sostitutiva delle ferie se non prova che questi aveva il potere di auto-attribuirsi liberamente le ferie e che non lo ha fatto.

Con sentenza n. 4920 del 14 marzo 2016 la Corte di Cassazione è tornata ad esprimersi sul diritto - o meno - dei dirigenti al pagamento, al termine del rapporto, dell'indennità per le ferie non godute.

Come noto, le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile e, ai sensi dell'art. 10 comma 2° d.lgs. 66/2003, non "monetizzabile" se non in casi eccezionali. E' infatti ammessa la sostituzione con un indennizzo economico:

  1. delle ferie residue alla data di cessazione del rapporto;
  2. delle ferie maturate e non godute sino al 29 aprile 2003;
  3. delle ferie maturate alla data di cessazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato di durata inferiore a un anno (cfr. Circolare Min. Lavoro n. 8/2005);
  4. dei giorni di ferie riconosciuti dalla contrattazione collettiva in più rispetto al minimo di quattro settimane (di calendario) previsto dalla vigente normativa (cfr. Circolare n. 8/2005). 

Limitandoci alla prima ipotesi (liquidazione dell'indennità sostitutiva delle ferie non godute in sede di cessazione del rapporto), la giurisprudenza è costante nell'affermare che non spetta alcuna indennità al dirigente che, pur avendo il potere di attribuirsi le ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, non lo eserciti e non fruisca, quindi, del periodo di riposo annualea meno che non provi di non averne potuto fruire a cagione di necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive.

Nella sentenza in esame la Corte di Cassazione sottolinea tuttavia come la mera qualifica dirigenziale, di per sé, non determini una presunzione di piena autonomia decisionale nella scelta del se e quando godere delle ferie.

Spetta pertanto al datore di lavoro, cui il lavoratore si sia rivolto per la liquidazione dell'indennità sostitutiva delle ferie, eccepire e provare che il dirigente abbia avuto il potere di auto-assegnarsi le ferie e che non lo abbia concretamente esercitato.

Nel caso in cui tale circostanza sia effettivamente provata (o non sia contestata dall'ex-dirigente), è viceversa il lavoratore a dover dimostrare che la fruizione delle ferie sia stata impedita da necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive, pena l'esclusione del diritto al riconoscimento dell'indennità sostitutiva pretesa.

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Commenti: 3
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