DATORE DI LAVORO ED ESTORSIONE

Risponde del delitto di estorsione il datore che con violenza o minaccia induca i lavoratori ad accettare condizioni peggiorative.

Segnaliamo la recente sentenza n. 18727, depositata lo scorso 5 maggio, con cui la Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale per il delitto di estorsione in capo ad un datore di lavoro che aveva costretto i dipendenti ad accettare condizioni lavorative imposte e a firmare una lettera di dimissioni in bianco, a svolgere attività a tempo pieno benché assunti part time, a non fruire di ferie, contributi e tfr, nonché ad accettare un compenso inferiore a quello che sarebbe loro spettato.

Occorre premettere che risponde del reato in questione (art. 629 c.p.) chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

A fronte della condanna irrogata dal Tribunale di Trapani e confermata dalla Corte d'Appello di Palermo, l'imputato aveva proposto ricorso per cassazione sostenendo genericamente l'assenza di qualsivoglia minaccia nei confronti dei lavoratori e che questi ultimi avevano liberamente accettato le condizioni di lavoro, le retribuzioni e i turni di lavoro, di cui erano stati resi precedentemente edotti.

Di contrario avviso la Suprema Corte, la quale ha sottolineato come l'elemento centrale del reato di estorsione risieda nella prospettazione di un male ingiusto in modo tale da porre la persona minacciata in condizioni di soggezione e dipendenza privandola in maniera apprezzabile della propria autonomia decisionale

Su questa premessa - ha quindi sottolineato il Collegio - anche lo strumento di mezzi leciti e di azioni astrattamente consentite può assumere un significato ricattatorio e genericamente estorsivo, quando lo scopo ultimo sia quello di coartare l'altrui volontà.

Del resto, la giurisprudenza della Corte di Cassazione è costante nell'affermare che un accordo contrattuale tra datore e lavoratore con cui il secondo dichiari di accettare una paga inferiore ai minimi retributivi o non parametrata alle effettive ore di lavoro non esclude di per sé la sussistenza dei presupposti dell'estorsione mediante minaccia, ingiusta perché ingiusto è il fine cui tende, e idonea a condizionare la volontà del soggetto passivo, interessato ad assicurarsi comunque una possibilità di lavoro altrimenti esclusa per le generali condizioni ambientali o per le specifiche caratteristiche di un particolare settore di impiego.

La pronuncia è di grande attualità, avendo la Corte ritenuto che la particolare situazione di debolezza in cui si trovavano i dipendenti non era quella tipica del lavoratore nei confronti del datore di lavoro, ma derivava dalla grave situazione del mercato del lavoro nella zona (in cui l'offerta superava largamente la domanda) e dalle situazioni personali specifiche di ciascuno di essi. Aspetti, questi, astrattamente suscettibili di presentarsi frequentemente nell'attuale persistente situazione di crisi in cui versano il Paese e il mercato del lavoro. 

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