Jobs Act

Focus sulle nuove collaborazioni coordinate e continuative

L'entrata in vigore dei decreti legislativi n. 80 e 81 del 15 giugno 2015, pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 24 giugno, segna un ulteriore passo avanti nell'attuazione delle disposizioni di riforma contenute nella legge delega n. 183/2014.

Onde fornire un primo quadro sulle novità contenute nella nuova disciplina, dedicheremo distinti "focus" ai diversi aspetti toccati dai decreti legislativi attuativi del Jobs Act, a iniziare dalle collaborazioni coordinate e continuative.  

Scompaiono le collaborazioni "a progetto".

Come preannunciato da vari esponenti dell'esecutivo, il d.lgs. 81/2015 ha disposto l'abrogazione della disciplina (artt. 61-69 bis del d.lgs. 276/03) riguardante le cc.dd. collaborazioni coordinate e continuative "a progetto".

Le relative disposizioni potranno dunque trovare applicazione ai soli rapporti in essere alla data di entrata in vigore del decreto (25 giugno) sino alla naturale scadenza del progetto e, comunque, non oltre la data del 31 dicembre 2015.

 

Le nuove "co.co.co.".

A decorrere dal 1° gennaio 2016 saranno automaticamente ricondotte ad altrettanti rapporti di lavoro subordinato tutte le collaborazioni (anche con titolari di partita iva) che:

  1. si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative;
  2. risultino organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

La formulazione della norma (art. 2 comma 1° del decreto) lascia intendere che i suesposti requisiti debbano sussistere congiuntamente, onde non sarà sufficiente a far scattare l'automatismo - ad esempio - la mera instaurazione di un rapporto di collaborazione continuativo privo del requisito della etero-organizzazione da parte del committente.

Occorre peraltro osservare che anche nel vigore della riforma Biagi l'unilaterale organizzazione, da parte del committente, del tempo e del luogo della prestazione integrava, per costante insegnamento giurisprudenziale, un rilevante indice di subordinazione. Ciò che muta, dunque, non è tanto l'individuazione degli indici della natura subordinata del rapporto, quanto piuttosto la previsione di un automatismo in caso di etero-organizzazione della prestazione. 

 

Le eccezioni alla regola.

In linea con la previsione dell'abrogato art. 61 comma 3° del d.lgs. 276/30, che ammetteva l'instaurazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa "senza" progetto in alcuni casi particolari, l'art. 2 comma 2° del d.lgs. 81/2015 contempla alcune ipotesi (largamente coincidenti con le precedenti) in cui, anche al ricorrere di entrambe le condizioni sopra indicate (natura personale e continuativa della collaborazione, etero-organizzazione della prestazione), non scatta la presunzione assoluta di subordinazione.

Il riferimento è:

  1. alle collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;
  2. alle collaborazioni prestate nell'esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali;
  3. alle attività prestate nell'esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
  4. nonché infine alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I.

L'eliminazione della disciplina dei rapporti a progetto e l'introduzione di una presunzione assoluta di subordinazione circoscritta al ricorrere di presupposti ben determinati non deve trarre in inganno: la riforma delle collaborazioni non ha inciso sulla tradizionale distinzione tra lavoro autonomo e subordinato, né pone ostacoli all'applicazione della previsione-cardine di cui all'art. 2094 cod. civ., onde in presenza degli indici di subordinazione elaborati dalla giurisprudenza di merito e di legittimità (tra i quali, in primis, l'esercizio del potere direttivo nei confronti del collaboratore) quest'ultimo avrà pur sempre il diritto di rivendicare nei confronti del committente la natura subordinata del rapporto con ogni conseguenza di ordine retributivo, contributivo e di altro genere.

 

La certificazione dei contratti.

A norma del 3° comma dell'art. 2, le parti possono richiedere alle competenti commissioni la certificazione del contratto, cioè l'attestazione dell'assenza delle condizioni "di subordinazione" previste dal primo comma della medesima disposizione. In tale contesto, il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante sindacale, da un avvocato o da un consulente del lavoro.

 

La stabilizzazione dei rapporti in essere.

Contestualmente al riordino della disciplina in materia di collaborazioni (che, con l'abrogazione delle co.co.pro., risulta se non altro semplificata) il legislatore delegato ha inteso incentivare la stabilizzazione dei lavoratori precari, anche a partita iva.

L'art. 54 del decreto dispone infatti l'estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all'erronea qualificazione del rapporto di lavoro in favore dei datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2016, procederanno all'assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa (anche a progetto) e di soggetti titolari di partita iva con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo.

Tale beneficio - precisa la norma - non si estende agli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente all'assunzione, e potrà essere riconosciuto a condizione che: 

  1. i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione in una delle sedi protette previste dall'articolo 2113, comma 4° c.c., o avanti alle commissioni di certificazione;
  2. nei dodici mesi successivi alle assunzioni "in stabilizzazione" i datori di lavoro non interrompano dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo. L'obbligo di stabilità, a carattere chiaramente anti-elusivo, appare dunque estendersi licenziamento per giustificato motivo oggettivo.


La disciplina delle collaborazioni presso le amministrazioni pubbliche.

La riforma in esame non è destinata a trovare applicazione nei confronti della P.A.

Ai sensi dell'art. 2 comma 4°, infatti, sino al completo riordino della disciplina dell'utilizzo dei contratti di lavoro flessibile da parte delle pubbliche amministrazioni, a queste ultime non si applica la disposizione di cui al 1° comma (riconduzione a rapporto di lavoro subordinato in presenza di determinate condizioni). 

Dal 1° gennaio 2017 - prosegue la norma - è comunque fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di stipulare i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Sino ad allora, continuerà a trovare applicazione nei confronti della P.A. la disciplina previgente. 

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