Licenziamento e NASpI

Nuovo interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sui presupposti per l'accesso alla NASpI

Mediante l'interpello n. 13 dello scorso 24 aprile, la Direzione Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro ha risposto all'istanza presentata dalla CISL in merito alla corretta interpretazione della recente normativa in tema di NASpI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego).

I quesiti formulati dalla confederazione sindacale vertevano, più precisamente, sull'art. 3 del d.lgs. 4 marzo 2015 n. 22, a norma del quale:  

"1. La NASpI è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

a) siano in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;
b) possano far valere, nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;
c) possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione.

2. La NASpI è riconosciuta anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall'articolo 1, comma 40, della legge n. 92 del 2012."

Primo profilo di incertezza rappresentato dalla CISL riguardava l'estensione o meno della NASpI ai lavoratori licenziati per motivi disciplinari, quesito al quale il Ministero ha dato risposta affermativa, per due ordini di ragioni.

Da un lato, anziché esprimersi in termini negativi indicando puntualmente le ipotesi di esclusione della prestazione come già, in precedenza, l'art. 2 c. 5 della legge n. 92/2012 (in tema di ASpI), la norma vigente descrive "in positivo" le ipotesi rientranti nell'ambito di applicazione del beneficio senza indicare i casi di esclusione, dato letterale che - secondo il Ministero - giustificherebbe di per sé l'inserimento del licenziamento disciplinare tra i casi di "disoccupazione involontaria" cui fa cenno la norma stessa.

D'altra parte, oltre a richiamare il conforme orientamento formatosi nella prassi in relazione all'ASpI, il Ministero stesso osserva come l'irrogazione del licenziamento costituisca l'esito di una libera e discrezionale determinazione del datore di lavoro, la cui legittimità potrebbe risultare ex post esclusa in caso di impugnazione da parte del lavoratore.

Deve quindi concludersi che la NASpI meriti di essere riconosciuta anche ai lavoratori licenziati per ragioni disciplinari.

Il secondo quesito formulato dalla CISL riguardava il riconoscimento della prestazione in esame nell'ipotesi in cui il lavoratore abbia accettato l'offerta conciliativa formulata dal datore di lavoro ai sensi dell'art. 6 del d.lgs. 23/2015.

Come noto, tale norma prevede la facoltà per il datore di offrire - mediante assegno circolare - al lavoratore licenziato un'indennità pari ad una mensilità per ogni anno di anzianità maturato, nel rispetto di un limite minimo di due e di una soglia massima di diciotto mensilità (offerta dimezzata e compresa entro un massimo di sei mensilità per i datori che occupino meno di 16 dipendenti). L'incentivo risiede nell'espressa esenzione della somma in questione da contribuzione e da imposizione fiscale

L'accettazione dell'offerta (coincidente con l'accettazione dell'assegno) comporta la rinunzia del lavoratore all'impugnazione del licenziamento, ferma restando la facoltà delle parti di definire in sede conciliativa anche ogni altro aspetto eventualmente controverso.

Ebbene, l'art. 3 del d.lgs. 22/2015 (sopra citato) prevede esplicitamente l'accesso alla NASpI per i lavoratori dimessisi per giusta causa o che abbiano risolto consensualmente il rapporto in sede di conciliazione ex art. 7 della legge n. 604/66 (per intenderci, la procedura conciliativa obbligatoria introdotta dalla legge Fornero in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dai datori di lavoro in possesso dei requisiti dimensionali di cui all'art. 18 Stat. Lav.). Tale estensione non è invece prevista per il caso in cui il lavoratore rinunzi ad impugnare il licenziamento accettando l'offerta formulata dal datore di lavoro ai sensi dell'art. 6 del d.lgs. 23/2015, omissione che ha dato adito al dubbio circa la riconoscibilità - in tal caso - della nuova prestazione di disoccupazione.

Anche tale profilo d'incertezza è stato risolto dal Ministero in senso, per così dire, garantista.

L'interpello in esame sottolinea, infatti, che l'eventuale rinunzia - ex post - del lavoratore ad impugnare il licenziamento non muta il titolo della cessazione del rapporto da unilaterale a consensuale. Si verte, dunque, pur sempre in un'ipotesi di disoccupazione "involontaria", la quale dà titolo (in presenza degli altri requisiti di legge) al riconoscimento della NASpI.       

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