Solidarietà negli appalti

Interpello n. 9/2015 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: il regime di solidarietà tra committente, appaltatore e subappaltatori può essere escluso solamente dalla contrattazione collettiva nazionale applicata ai lavoratori impiegati nell'appalto

Segnaliamo il recentissimo interpello n. 9/2015, datato 17 aprile, con cui la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro ha risposto al quesito sollevato dall’ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari) in merito all’interpretazione dell’art. 29 comma 2° del d.lgs. 276/2003, nella formulazione attualmente vigente.

La norma (oggetto, negli ultimi anni, di numerosi interventi di riforma, il più recente a novembre 2014) disciplina il regime di responsabilità solidale negli appalti d’opera e di servizi, stabilendo che il committente è obbligato in solido con l’appaltatore e con gli eventuali subappaltatori (entro due anni dalla cessazione dell’appalto) al versamento dei trattamenti retributivi (comprese le quote di T.F.R.), dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi dovuti in relazione all’esecuzione dell’appalto stesso.

Il committente che esegua il pagamento è inoltre tenuto, ove previsto, ad effettuare le ritenute fiscali contemplate dal T.U.I.R., con facoltà di agire in regresso verso il coobbligato.

 

Il quesito formulato dall’ARIS riguardava l’interpretazione del primo inciso della norma, il quale contempla la possibilità che i contratti collettivi nazionali (dunque non decentrati né aziendali) sottoscritti dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative individuino “metodi e procedure di verifica e di controllo della regolarità complessiva degli appalti”, con ciò escludendo il descritto regime di solidarietà passiva tra committente, appaltatore e subappaltatori.

L’associazione istante si domandava, in particolare, se la norma faccia riferimento alla contrattazione collettiva del settore di appartenenza dell’appaltatore ovvero di quello del committente.

 

Nel rispondere al quesito, il Ministero ha osservato come lo stesso istituto della responsabilità solidale abbia un’evidente finalità di tutela per i lavoratori impiegati nell’appalto, i quali possono contare – per la riscossione dei propri crediti di lavoro e per il versamento dei contributi – sulla garanzia rappresentata dal patrimonio sia del proprio datore (appaltatore o subappaltatore) che del committente e degli eventuali sub-committenti.

E’ dunque apparso coerente con la ratio della norma ritenere che eventuali deroghe a tale disciplina possano essere contemplate esclusivamente dai contratti collettivi nazionali applicati ai lavoratori in questione.

Secondo il Ministero, pertanto, nell’ambito di tali contratti collettivi le organizzazioni datoriali e sindacali potranno individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti idonei a garantire l’assolvimento, da parte dell’appaltatore/subappaltatore, degli obblighi retributivi nei confronti dei propri lavoratori, “senza limitarsi a prevedere l’acquisizione delle relative autodichiarazioni rilasciate dai datori di lavoro”.

 

Resta da osservare che la facoltà derogatoria in questione non appare destinata a produrre effetti nei confronti dei collaboratori autonomi impiegati nell’appalto, anch’essi beneficiari – dall’entrata in vigore del d.l. 76/2013 – del regime di solidarietà passiva di committente, appaltatore e subappaltatori previsto dall’art. 29 comma 2° d.lgs. 276/03.

In mancanza di contrattazione collettiva, può dunque unicamente ipotizzarsi che una rinunzia del collaboratore autonomo alla solidarietà possa essere convenuta esclusivamente a livello individuale, in sede di stipula del singolo contratto.

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