Rapporti a tempo determinato

Interpello 2.12.2014 del Ministero del Lavoro: gli accordi sindacali aziendali possono derogare - in certe condizioni - ai limiti quantitativi per il ricorso ai rapporti a termine

Nuovi chiarimenti da parte del Ministero del Lavoro in merito ai margini di manovra di aziende e sindacati nel disciplinare l'utilizzo dei rapporti di lavoro a tempo determinato.

Tramite istanza di interpello l'A.R.I.S. (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) aveva domandato al Ministero se la contrattazione collettiva c.d. di prossimità sia abilitata a derogare ai limiti quantitativi previsti dalla legge relativamente all'utilizzo dei contratti a tempo determinato, così come apparentemente ammesso dall'art. 8 del D.L. n. 138/2011.

Tale disposizione prevede infatti che, relativamente ad alcune tematiche tra le quali proprio i rapporti a termine, i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale dalle associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, oppure dalle loro rappresentanze operanti in azienda, possano realizzare intese anche in deroga alle disposizioni di legge e alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Sul punto, merita di essere ricordato che il D.L. n. 34/2014 ha recentemente introdotto una serie di novità nella disciplina dei contratti a tempo determinato, tra le quali la previsione di un limite generale del 20% e il rinvio, per eventuali deroghe, ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi (per una sintesi esplicativa della riforma, si rimanda alle news pubblicate il 28 maggio e il 16 settembre 2014 sul sito dello Studio).

Ebbene, tramite interpello n. 30/2014, pubblicato lo scorso 2 dicembre, il Ministero ha confermato la possibilità di derogare, tramite accordi sindacali aziendali, ai suddetti limiti quantitativi, precisando tuttavia che deve trattarsi di intese aziendali finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all'adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali oppure agli investimenti e all'avvio di nuove attività.

Secondariamente - ha sottolineato il Ministero - i contratti di prossimità non possono mettere in discussione il rispetto della cornice giuridica nella quale vanno ad inserirsi e, in particolare, quanto previsto a livello comunitario dalla direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, ai sensi del quale “i contratti a tempo indeterminato sono e continueranno ad essere la forma comune dei rapporti di lavoro fra i datori di lavoro e i lavoratori”.

Ne consegue che le intese aziendali, anche laddove presentino i requisiti indicati, non potranno comunque "rimuovere del tutto i limiti quantitativi previsti dalla legislazione o dalla contrattazione nazionale ma esclusivamente prevederne una diversa modulazione".

Per completezza, torniamo a sottolineare che non sono in ogni caso assoggettati ad alcun limite quantitativo: 

  1. i contratti a termine conclusi nella fase di avvio di nuove attività per i periodi che saranno definiti dai contratti collettivi;
  2. quelli motivati da ragioni di carattere sostitutivo o di stagionalità (ipotesi di stagionalità dettate dal d.p.r. 1525/63 ed eventualmente nel contratto collettivo applicato, anche aziendale);
  3. i contratti sottoscritti per specifici spettacoli o per specifici programmi radiofonici o televisivi;
  4. i rapporti con lavoratori ultracinquantacinquenni (art. 10 comma 7 lett. a del d.lgs. 368/01);
  5. quelli stipulati “da una start-up innovativa per lo svolgimento di attività inerenti o strumentali all'oggetto sociale della stessa” (art. 28 comma 3 del d.lgs. 179/12);
  6. le assunzioni a termine dei lavoratori in mobilità (art. 8 comma 2 l. 223/91);
  7. i contratti a termine stipulati tra istituti pubblici di ricerca o enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere in via esclusiva attività di ricerca, assistenza tecnica o di coordinamento o direzione della stessa (art. 10 comma 5-bis d.lgs. 368/01). 
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