Aspettativa sindacale

L'aspettativa sindacale non retribuita spetta anche al lavoratore chiamato a ricoprire una carica non prevista dallo Statuto del sindacato stesso.  

La recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 24393, depositata il 17 novembre u.s., si è espressa in merito ai presupposti per il riconoscimento del permesso sindacale non retribuito previsto dall'art. 31 dello Statuto dei Lavoratori, in presenza dei quali l'eventuale diniego da parte del datore di lavoro integra gli estremi della condotta antisindacale. 

In particolare, la Suprema Corte è tornata a stabilire (conformandosi alle precedenti sentenze n. 16865/2011 e n. 16507/2014) che il diritto del lavoratore a fruire dell'aspettativa non retribuita spetta ogni qualvolta lo stesso venga chiamato a ricoprire cariche sindacali nazionali o provinciali, secondo le previsioni del menzionato art. 31 Stat. Lav.

Il diritto in parola non è viceversa subordinato al rispetto dei presupposti di cui all'art. 3 comma 2° del d.lgs. 564/96, ossia che si tratti di "cariche previste dalle norme statuarie e formalmente attribuite per lo svolgimento di funzioni rappresentative e dirigenziali a livello nazionale, regionale e provinciale o di comprensorio, anche in qualità di componenti di organi collegiali dell'organizzazione sindacale".

Secondo la sentenza in esame, infatti, quest'ultima disposizione  "vale solo ai fini previdenziali ... e non introduce una modifica di ordine generale della disciplina dettata dallo Statuto dei lavoratori e quindi una limitazione per l'autonomia sindacale nell'individuare le cariche sindacali provinciali e nazionali legittimate alla fruizione dei permessi".

Ne consegue che, ai fini del godimento dell'aspettativa non retribuita, è sufficiente che la stessa sia legata alla formale attribuzione di una carica sindacale di livello nazionale o provinciale, prevista dall'ordinamento interno dell'o.s. (Cass. 16865/2011) ancorché non necessariamente dallo Statuto. 

Resta ferma, evidentemente, la necessità che l'utilizzo dei permessi in questione avvenga "in modo trasparente e coerente con la ratio e le finalità della norma, che è quella di tutelare l'attività sindacale così come delineata nelle scelte operate dall'associazione nel suo complesso".

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