Infortunio in itinere e indennizzabilità

Cassazione: l'infortunio in itinere con mezzo proprio è indennizzabile solo se l'utilizzo dello stesso sia oggettivamente necessario.

La Corte di Cassazione è tornata a ribadire i presupposti necessari affinché l'infortunio occorso nel tragitto tra la propria abitazione e il luogo di lavoro possa essere indennizzato dall'INAIL.

La sentenza n. 22154 del 20 ottobre 2014 prende in esame il caso di una lavoratrice, che aveva subito un incidente mentre si recava al lavoro con il proprio automezzo. 

Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale sull'art. 2 del d.p.r. 1124/65 (che disciplina la fattispecie), l'indennizzabilità dell'infortunio in itinere subito dal lavoratore per percorrere con il mezzo proprio la distanza tra la sua abitazione e il luogo di lavoro presuppone: 

  1. che il percorso seguito costituisca per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro, dunque vi sia un collegamento causale tra il percorso stesso e l'evento dannoso;
  2. che l'itinerario sia seguito dal lavoratore non per ragioni personali o in orari non collegabili all'attività lavorativa;
  3. che l'uso del veicolo privato per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto, risulti necessario.

La Corte di legittimità precisa, nella sentenza in commento, che "l'uso del mezzo proprio, con l'assunzione degli ingenti rischi connessi alla circolazione stradale, deve essere valutato (...) con adeguato rigore, tenuto conto che il mezzo di trasporto pubblico costituisce lo strumento normale per la mobilità delle persone e comporta il grado minimo di esposizione al rischio di incidenti". 

Nel caso in esame, era emerso nel corso dei precedenti gradi di giudizio che tra l'abitazione della lavoratrice e il luogo di lavoro vi era una distanza di soli 900 mt, e di 70 mt tra la fermata dell'autobus e l'ingresso della ditta. Esisteva, inoltre, un servizio di linea con partenze mattutine dalle ore 7.05 alle ore 7.55 e percorrenza del tragitto in circa 3 minuti.

Per tali ragioni, gli ermellini hanno ritenuto corretta la sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda d'indennizzo formulata dall'assicurata, affermando che "la scelta da parte del ricorrente del mezzo personale poteva essere dettata da ragioni del tutto legittime, ma per traslare il costo di eventuali incidenti stradali sull'intervento solidaristico a carico della collettività era necessario che tale uso fosse assistito da un vincolo di "necessità", nella specie coerentemente escluso dai giudici di merito in presenza di alternative possibili".

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