Direttore di filiale bancaria: concessione dei fidi e controllo datoriale

Cassazione: l'autonomia del direttore di filiale nella concessione dei fidi non può sconfinare nell'arbitrio

Il direttore di filiale bancaria gode di un'indubbia autonomia nella concessione degli affidamenti alla clientela, ma tale autonomia non può sconfinare nell'arbitrio. Questo, in sintesi, il concetto espresso dalla sentenza n. 19922 del 22 settembre 2014 con cui la Corte di Cassazione - Sezione Lavoro si è espressa in merito all'impugnativa proposta da un ex-dipendente di un noto istituto bancario che era stato licenziato per giusta causa per avere di fatto consentito a soggetti "non solo di dubbia solvibilità ma anche di oscure fortune di beneficiare di un fido che altrimenti mai sarebbe stato loro concesso", nonché per aver concesso somme a fondo perduto, aver informato il superiore gerarchico in modo non veritiero, aver concesso fidi concernenti somme superiori quelle rientranti nella sua competenza ed avere infine coperto uno scoperto bancario con altro scoperto della stessa Banca.

Probabilmente consapevole della debolezza della propria posizione in merito ai fatti posti a base del licenziamento, in sede di legittimità il lavoratore aveva invocato l'illegittimità del licenziamento a causa della mancata affissione del codice disciplinare all'epoca delle condotte contestate. Deduzione non condivisa dalla Suprema Corte, la quale ha richiamato il monolitico orientamento secondo cui "in tema di sanzioni disciplinari, la garanzia di pubblicità del codice disciplinare mediante affissione in luogo accessibile a tutti non si applica laddove il licenziamento faccia riferimento a situazioni concretanti violazione dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro (per tutte, fra le tante, V. Cass. 23 agosto 2006 n. 18377, Cass. 14 settembre 2009 n. 19770, Cass. 18 settembre 2009 n. 20270, Cass. 27 gennaio 2011 n. 1926 e Cass. 29 maggio 2013 n. 13414)".

In particolare, secondo la Corte di legittimità, "quantomeno relativamente agli indebiti affidamenti, che avevano di fatto consentito a soggetti non solo di dubbia solvibilità ma anche di oscure fortune di beneficiare di un fido che altrimenti mai sarebbe stato loro concesso, non abbisognava di essere analiticamente prevista dal codice disciplinare facendo parte dell'enunciato minimo dei doveri di un lavoratore subordinato con la qualifica (...) di direttore di filiale, che sono quelli della lealtà e correttezza nei confronti del datore di lavoro".

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