Licenziamenti collettivi

LEGITTIMA LA LIMITAZIONE DELLA SCELTA DEGLI ESUBERI TRA I SOLI DIPENDENTI DI UN SETTORE DELL'AZIENDA, MA SOLO IN DETERMINATE IPOTESI.

La sentenza n. 24990 del 6 ottobre 2014  della Corte di Cassazione torna a confermare - nel solco della giurisprudenza consolidatasi sul punto - la legittimità della decisione del datore di lavoro che circoscriva la platea dei lavoratori da licenziare ai soli addetti ad un determinato settore, reparto o unità produttiva, in presenza di determinate condizioni.

Secondo quanto affermato dagli ermellini, infatti, ai fini dell'applicazione dei criteri di scelta dettati dall'art. 5 legge n. 223/91, la comparazione dei lavoratori da avviare alla mobilità può essere effettuata avendo riguardo soltanto ai lavoratori addetti al settore o al ramo interessato dalla chiusura o dalla ristrutturazione e non a quelli addetti all'intero complesso organizzativo e produttivo, qualora si accerti che queste riguardino effettivamente in via esclusiva detto settore o ramo d'azienda ed esauriscano in tale ambito i loro effetti, dovendosi giudicare della completezza delle informazioni esclusivamente sotto il profilo funzionale di consentire il controllo sindacale sulla effettività della scelta di cessare l'attività, insindacabile nel merito.

Sulla questione, si veda anche la recente pronuncia n. 6112 del 17 marzo 2014, secondo cui - in massima - "In tema di licenziamento collettivo, il doppio richiamo operato dall'art. 5, comma 1, della legge n. 223 del 1991 alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, comporta che la riduzione del personale deve, in linea generale, investire l'intero ambito aziendale, potendo essere limitato a specifici rami d'azienda soltanto se caratterizzati da autonomia e specificità delle professionalità utilizzate, infungibili rispetto alle altre. Non è possibile limitare la scelta dei lavoratori da porre in mobilità ai soli dipendenti addetti ad un reparto se detti lavoratori sono idonei ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti; la dimostrazione della ricorrenza delle specifiche professionalità o comunque delle situazioni oggettive che rendano impraticabile qualunque comparazione, costituisce onere probatorio a carico del datore di lavoro".

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