Mobbing

La Cassazione ribadisce gli elementi essenziali del mobbing.

La recente sentenza della Suprema Corte n. 19782 del 19 settembre 2014 è tornata sugli elementi costitutivi del fenomeno consuetamente indicato come "mobbing".


In particolare, nel richiamare l'orientamento consolidatosi sul punto, la Sezione Lavoro della Cassazione ha affermato che il mobbing designa un complesso fenomeno consistente in una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di un lavoratore da parte dei componenti del gruppo di lavoro in cui è inserito o dal suo capo, caratterizzati da un intento di persecuzione ed emarginazione finalizzato all'obiettivo primario di escludere la vittima dal gruppo (cfr. Cass. n. 359/2003). 

Ne discende che perché lo stesso possa configurarsi devono sussistere: a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio - illeciti o anche leciti se considerati singolarmente - che, con intento vessatorio, siano stati posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi; b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; c) il nesso eziologico tra la descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità; d) il suindicato elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.

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