Demansionamento

Se manca il consenso del dipendente, il demansionamento resta illegittimo anche qualora le mansioni di provenienza si siano esaurite.

Secondo la recente pronuncia datata 11 luglio 2014 della Corte di Cassazione - Sez. Lavoro, n. 16012, "nel caso di assegnazione al lavoratore di mansioni diverse da quelle in precedenza svolte, l'equivalenza o meno delle mansioni deve essere valutata dal giudice anche nel caso in cui le mansioni di provenienza non siano state affidate ad altro dipendente, ma si siano esaurite, con la conseguenza che anche in tale evenienza può aversi demansionamento, in violazione dell'art. 2103 cod. civ., ove le nuove mansioni affidate al lavoratore siano inferiori a quelle proprie della qualifica o alle ultime svolte dal lavoratore". 

Nel caso di specie, un medico  già responsabile del reparto di medicina generale, con 20 posti letto, si era visto affidare - a seguito della soppressione del reparto - esclusivamente compiti di consulenza internistica per tutti gli ammalati della clinica e di intervento nei casi di urgenze non psichiatriche, proprie della qualifica di assistente. Secondo gli ermellini (in ciò concordi con l'impugnata decisione della Corte d'Appello di Bologna) a determinare l'illegittimità del demansionamento è stata l'assenza del consenso della lavoratrice, condizione necessaria anche qualora l'assegnazione a mansioni inferiori sia finalizzata ad evitare il licenziamento o la messa in cassa integrazione del lavoratore stesso. Ciò in quanto - rammenta la Suprema Corte - solo in presenza dell'accettazione del lavoratore la sua diversa (e deteriore) utilizzazione non contrasta con l'esigenza di dignità e libertà della persona, configurando una soluzione più favorevole di quella ispirata al mero rispetto formale della norma.

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