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Lo Studio Legale Li Causi opera prevalentemente nei settori del diritto del lavoro e del diritto bancario.

Segnatamente, in ambito giuslavoristico lo Studio presta assistenza e consulenza legale, sull’intero territorio nazionale, a lavoratori e datori di lavoro sia in sede stragiudiziale che giudiziale sulla base di anni di specifica esperienza professionale, oltre a fornire assistenza nella gestione delle crisi aziendali e nell’accesso agli ammortizzatori sociali contemplati dalla vigente normativa nazionale e regionale.

L'attività dello Studio si esplica, come detto, anche in materia di diritto bancario fornendo consulenza - anche grazie all'ausilio di validi consulenti specializzati nella materia - nell'analisi della documentazione bancaria, nella rilevazione di eventuali criticità come usura, anatocismo, applicazione di interessi, oneri o commissioni non dovuti, illegittima segnalazione in Centrale Rischi ecc., e prestando assistenza alla clientela in sede di gestione del contenzioso con gli intermediari bancari e finanziari, sia in sede stragiudiziale che avanti alla competente Autorità Giudiziaria.

Grazie al supporto di un efficiente network di professionisti, lo Studio fornisce infine all’utenza un servizio dedicato di consulenza legale online nei seguenti settori:

 

Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale

Diritto Bancario - Assistenza Usura e Anatocismo

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Diritto Penale e Assistenza Penalistica all'Impresa
Diritto d'Autore - Proprietà Intellettuale

Diritto dell'Informatica e di Internet

 

Lo Studio Legale Li Causi ha sede a:

 

Roma, in via Salvatore di Giacomo n. 66

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FLASH DI DIRITTO DEL LAVORO

mar

31

mag

2016

DIRIGENTI E LIQUIDAZIONE DELLE FERIE NON GODUTE

Il datore non può negare al dirigente l'indennità sostitutiva delle ferie se non prova che questi aveva il potere di auto-attribuirsi liberamente le ferie e che non lo ha fatto.

Con sentenza n. 4920 del 14 marzo 2016 la Corte di Cassazione è tornata ad esprimersi sul diritto - o meno - dei dirigenti al pagamento, al termine del rapporto, dell'indennità per le ferie non godute.

Come noto, le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile e, ai sensi dell'art. 10 comma 2° d.lgs. 66/2003, non "monetizzabile" se non in casi eccezionali. E' infatti ammessa la sostituzione con un indennizzo economico:

  1. delle ferie residue alla data di cessazione del rapporto;
  2. delle ferie maturate e non godute sino al 29 aprile 2003;
  3. delle ferie maturate alla data di cessazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato di durata inferiore a un anno (cfr. Circolare Min. Lavoro n. 8/2005);
  4. dei giorni di ferie riconosciuti dalla contrattazione collettiva in più rispetto al minimo di quattro settimane (di calendario) previsto dalla vigente normativa (cfr. Circolare n. 8/2005). 

Limitandoci alla prima ipotesi (liquidazione dell'indennità sostitutiva delle ferie non godute in sede di cessazione del rapporto), la giurisprudenza è costante nell'affermare che non spetta alcuna indennità al dirigente che, pur avendo il potere di attribuirsi le ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, non lo eserciti e non fruisca, quindi, del periodo di riposo annualea meno che non provi di non averne potuto fruire a cagione di necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive.

Nella sentenza in esame la Corte di Cassazione sottolinea tuttavia come la mera qualifica dirigenziale, di per sé, non determini una presunzione di piena autonomia decisionale nella scelta del se e quando godere delle ferie.

Spetta pertanto al datore di lavoro, cui il lavoratore si sia rivolto per la liquidazione dell'indennità sostitutiva delle ferie, eccepire e provare che il dirigente abbia avuto il potere di auto-assegnarsi le ferie e che non lo abbia concretamente esercitato.

Nel caso in cui tale circostanza sia effettivamente provata (o non sia contestata dall'ex-dirigente), è viceversa il lavoratore a dover dimostrare che la fruizione delle ferie sia stata impedita da necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive, pena l'esclusione del diritto al riconoscimento dell'indennità sostitutiva pretesa.

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